E lei. Ma non è lei. Apri la porta squadrata, e leggera perché d’alluminio, e ti ritrovi su una seduta dritta, solida, essenziale. È la solita Jeep Wrangler. Volante sempre dritto, e vicino, e ciò che ti aspetti al suo posto. Ma ora è tutto rifinito, raccordato, impreziosito, connesso: è passata una mano che l’ha resa più auto, più curata, più confortevole. Ci sono cuciture a vista, plastiche morbide, visorino da 3,5” al centro e due strumenti circolari analogici per velocità e giri motore. Meno male…  Consolle centrale ricca, grossa, con metallo satinato e viti torx in bella vista. Visore principale da 7” o 8,4” dove c’è tutto e di più, touch screen e in alta definizione di una altra generazione. Bordato da una cornice gommosa, che continui a toccarla come un gioco antistress. Bocchette dell’aria tonde come prima, ma con cornice simil-metallo e affogate in una plancia satinata che, sulla Rubicon, ti dicono: “ehi, stai guidando qualcosa di speciale”. Tanti vani portaoggetti e il cassettino centrale che ora non sbatte più (la chiusura è ammortizzata).